Il socialismo degli imbecilli by Michele Battini

Il socialismo degli imbecilli by Michele Battini

autore:Michele Battini
La lingua: ita
Format: mobi, epub, azw3
editore: Bollati Boringhieri
pubblicato: 2011-03-02T23:00:00+00:00


Claudio Pavone ha scritto che la Resistenza fu anche «tutta un tentativo di fare i conti con il passato».618 La storia delle relazioni tra memoria «patriottico-resistenziale» e memoria ebraica fa però saltare lo schema cronologico più diffuso nel quale la Resistenza è stata a lungo narrata, sollecitandoci ad abbracciare con un solo, unico sguardo la transizione dalla crisi del regime, nel luglio 1943, alla firma del trattato di pace, nel 1949; da tale punto di osservazione si possono anche ripensare le forme in cui la società e le istituzioni nazionali hanno rielaborato la memoria pubblica nazionale e quella degli italiani ebrei, per giungere a una diversa valutazione di atti politici, stili commemorativi, paradigmi di lettura e processi di mitopoiesi. Il punto al quale dobbiamo tornare è il tracollo del regime, opera di una frazione del gruppo dirigente del fascismo e inizio di una crisi catastrofica dello Stato unitario.

Salvatore Satta incalzava già molti anni fa: «Nessuno, che non abbia vissuto la terribile esperienza della guerra, può immaginare le forme parossistiche che andò assumendo, coi giorni e con gli anni, la volontà di sconfitta degli italiani» e la «confusione generata da quel contrastante sentimento».619 La sentenza di Satta svergognava la dichiarazione politica con cui il primo governo antifascista, presieduto da Bonomi, il governo del Regno del Sud cobelligerante a fianco degli Alleati contro la Germania, aveva preteso di attribuire la responsabilità della guerra di aggressione solo al gruppo dirigente del regime (una parte del quale aveva peraltro provocato l’arresto di Mussolini, il 25 luglio 1943), inventandosi la menzogna autoassolutoria che «la grande maggioranza del paese, già nel 1940, era schierata contro la dominazione fascista».620

Il punto è proprio questo: quale sia stato il fondamento reale, l’origine, della religione civile e morale dell’antifascismo, dunque anche il suo ruolo nelle memorie nazionali e degli italiani ebrei. Nella discussione del problema, la comparazione tra le fonti della memoria ebraica e i documenti della memoria patriottica e resistenziale può essere di grande aiuto.

Il Diario di Piero Calamandrei è, da tale punto di vista, una fonte straordinaria che restituisce pienamente la meditazione sul nesso tra nuova morale politica e fede cristiana che, sotto l’impressione della tragedia, Calamandrei ebbe in comune con Benedetto Croce, Luigi Russo e Piero Pancrazi: imprescindibile per ricostruire la memoria e la coscienza del paese fu l’edificazione di una nuova fede condivisa dalla nazione, dunque di una nuova «mistica», di una «religione dell’antifascismo» (che ognuno peraltro intendeva in modo diverso). Di tale religione civile, Calamandrei fu dal 1944 il sommo sacerdote. Maestro di una retorica tutta giocata sul canone risorgimentale, egli auspicò sempre la «necessità di un cristianesimo eroico, con martiri e supplizi», che avrebbe risposto alle domande di senso e di drammaturgia largamente diffuse.621 Ma quel nuovo cristianesimo, l’antifascismo, mancò l’occasione: furono infatti sconfitti i vari progetti di costruire una religione civile, con relativi rituali, mitografie e monumenti, e venne mancato l’obiettivo di costruire un’«egemonia» della nuova cultura politica fondata sulla memoria condivisa di un paese dilaniato. Si trattò di una sconfitta culturale e



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